Inaugurata il 20 ottobre 2001 al Museo della Satira e della Caricatura di Forte dei Marmi la mostra:

ADDISIONARIO: Mario Addis dalla A alla D, a cura di Ferruccio Giromini.

Per la prima volta in mostra una serie di straordinarie immagini satiriche in bianco e nero, di grande impatto visivo ed emotivo, del sassarese-meneghino Mario Addis, già autore di premiati film d'animazione, illustratore di libri per bambini e collaboratore di testate come "Linus" e "Il Cuore".
Questi disegni, essenziali ed elegantemente violenti, permettono di individuare in Addis, talento già confermato nei campi del cinema di animazione e dell'illustrazione, un eccellente outsider del disegno feroce, alla pari con i grandi maestri internazionali del pennino che sa far male.
La mostra, ospitata nel famoso "fortino" dell'umorismo italiano, il Museo della Satira e della Caricatura che sorge proprio in mezzo a Forte dei Marmi (LU), resterà aperta dal 20 ottobre fino al 6 gennaio 2002.
Per ulteriori informazioni: http://www.museosatira.it/

A come Animatore.
Mario Addis, già lo si può intuire dal cognome, è di famiglia sarda. Nato a Sassari nel 1961, si è trasferito però a Milano dal 1983, per dedicarsi al cinema di animazione e all'illustrazione. Agli inizi della sua carriera, come animatore, ha realizzato varie sigle e filmati pubblicitari, arrivando presto a dirigersi da solo. Intanto, tra il 1989 e il 1990 ha preso a pubblicare illustrazioni e caricature su varie riviste (tra cui " Esquire" , " Mondo Uomo" , " Gente Money" ), un fumetto su " L'Intrepido" (su testi di Di Nardo) e un centinaio di strip umoristiche pubblicitarie per la Philips. Dopo avere animato alcune scene del film di Maurizio Nichetti Volere volare (1991) e la serie di cortometraggi di Michel Fuzellier e Grazia Nidasio Ciao Ciao (1992), ha fondato con Franco Serra la casa di produzione di cartoni animati Gertie. Tra le loro produzioni, bisogna ricordare almeno la sigla di Tunnel per RaiTre, i film per la campagna di Legambiente Fai la cosa giusta (premiata al Festival di Annecy 1993), quello per le Ferrovie dello Stato (premiato al Festival di Vendome 1994) e i titoli di testa per il film di Benigni Il mostro (in competizione ad Annecy 1995). Dopo un premio al complesso della produzione di Gertie al Festival Cartoombria di Perugia, nel 1996 Addis ha cominciato a pubblicare su " Linus" le storie del vampiro divoralibri Alef. L'anno successivo ha lasciato Gertie e ha continuato la sua attività come autore e regista free-lance. Come prima cosa, ha subito vinto un concorso internazionale indetto da MTV sul tema " Il capitalismo dal volto umano" ; e dopo che l'emittente gli ha prodotto il film, questo si è aggiudicato anche il 1<thorn> premio assoluto al Festival di Zagabria 1998. Dopodiché ha realizzato la sequenza " Il sogno di Nina" per il lungometraggio La gabbianella e il gatto di Enzo D'Alò. Da allora Addis ha lavorato per diverse produzioni di animazione, tra cui i primi cinque personalissimi episodi (su cento previsti!) dei micrometraggi Pene, poi la sigla per TMC2 del programma di Andrea Pezzi Bradipo e infine la direzione dell'animazione del lungometraggio Johan Padan alla scoperta dell'America di Dario Fo, per la regia di Giulio Cingoli (che conterrà una sequenza tutta sua, omaggio diretto al particolare stile di disegno dello stesso Fo). Insomma, come si vede, quarant'anni pieni: una vita, come dire, molto animata...

B come Bravissimo.
Non è un lavoro comune, quello dell'animatore. Soprattutto in Italia. E soprattutto per come lo affronta Mario Addis. Qui da noi, o si è ormai autori laureati e conclamati (che so: Bozzetto, Luzzati...), o presunti tali (non facciamo nomi...), oppure si è ancora e sempre lavoratori della gleba, umili intercalatori, ossia soldati semplici, portatori d'acqua (d'inchiostro), animatori anonimi. Ebbene, la posizione di Addis è diversa, tutta sua. Lui è autore a tutto tondo ogni volta che può permetterselo; e ha dimostrato più di una volta di non essere secondo a nessuno, di essere un vero artista da arena internazionale. Ma quando non si può, pazienza: e allora mette la sua ambita arte al servizio di produzioni altrui, fecondandole col suo gusto di qualità innegabilmente superiore e col suo inimitabile tocco. Non è affatto facile, ribadiamo, trovare una personalità simile. Si ha un bel dire che l'artista dovrebbe rimanere superiore alle immanenze quotidiane, ma la realtà di tutti i giorni è ben diversa, molto meno utopica. L'eccellenza di Addis non sta dunque solo in una dimostrata superiorità estetica, ma pure in una speciale umiltà etica che gli fa forse ancora più onore. Tale adattabilità, più unica che rara, lo rende molto richiesto tra chi se ne intende. E ne acclara definitivamente il valore. Perciò, massimo rispetto.

C come Cattivissimo.
Forse è proprio per la sua aura ufficiale di affidabilità che Mario Addis può permettersi acrobaticamente, per converso, un " lato oscuro" tanto profondo e potente. La sua attività creativa più personale, infatti, sfida spesso e volentieri l'orrore, e il gusto perverso della provocazione assoluta, e la totale scorrettezza politica, e odora di zolfo ben più che di rose e viole. Le immagini che Mario produce per sé, al massimo per gli intimi, sono di quelle che comunemente si definiscono niente meno che " cattive" . Corpi, corpi grossi, corpi sformati, corpi " brutti" , si sottopongono ad ogni e qualsiasi tipo di sevizie, senza pudore e senza pietà, squartandosi e sbudellandosi forse per il piacere altrui (di chi?), sicuramente non per il proprio. L'umanità rappresentata da Mario Addis nei suoi chirurgici cartoons si mostra letteralmente fatta a fette. Umiliata e offesa. Da se stessa, peraltro, unica causa del suo mal (pianga se stessa, appunto). Si è rotta: paghi, e i cocci siano pure suoi. L'Homo Homini Lupus ha oramai sopravanzato e ridotto all'estinzione l'Homo Sapiens. Può forse perdere il pelo, ma di certo non il vizio. Siamo disgustosi? Non siamo altro che quello che mangiamo. E abbiamo solo quel che ci meritiamo. La lotta tra i sessi non solo non è mai finita, ma infuria più cruenta che mai. Eros ci prova sempre, ma è Thanatos che ha ineluttabilmente l'ultima parola. Non c'è altro da dire.

D come disegnatore.
Pochi tratti di preciso nero su un foglio molto ma molto bianco riescono a trasformare l'iniziale schermo luminoso in un abisso oscuro di dolore e spavento. Il segno di Mario Addis è una lama affilata che lacera facilmente ogni rivestimento, che penetra sicura tra gli strati molli di grassi, che affonda sibilando nelle carni più sode, che mozza e disseziona organi, che ora scarnifica e ora disossa, che fa a pezzi finanche l'anima. Il tutto con polso fermissimo, con gesto oltremodo misurato e sicuro. Per essere uno che è abituato a muovere le sue immagini, quando blocca il fotogramma lo sa congelare eccome. Il tratto magistrale di Addis è veloce quanto sintetico, non si perde in disutili arzigogoli. Per questo è assolutamente efficace, perché non si concede e non ci concede distrazioni. Cosicché da lì, da quanto ci mostra, non si scappa. Lui ci ha ingabbiati a guardare con gli occhi spalancati, con le palpebre bloccate, con le pupille fisse, con la mente allucinata: ogni immagine è una visione inedita e impossibile, eppure del tutto comprensibile e perfettamente chiara nella sua metaforica pregnanza. Per una volta capiamo il mistero. L'ignoto. L'incredibile. L'insostenibile. Il patto col diavolo. L'irreale realtà. La titanica miseria del vivere. Il disegno di Mario Addis gira su stesso, per qualche volta e con qualche giravolta, e spalanca spudorato i suoi recessi più segreti, solo per provocarci. Ci riesce. E l'incredibile è che in fondo in fondo, malgrado tutto, ci fa addirittura ridere. Sarà riso nervoso?